Oman on the road: I PANORAMI MOZZAFIATO

Abbiamo da poco lasciato Muscat e ci stiamo dirigendo con le jeep verso il Wadi Mistral nel cuore della regione Batinah. Rispetto a ieri quando eravamo in città e viaggiavamo sulle strade asfaltate, qui è già diverso. I nostri autisti conoscono molto bene questi luoghi, sono cresciuti sulle zone montane. Il mio è a capo della squadra e ha sulle spalle l’esperienza militare, pertanto quando imbocchiamo la strada sterrata priva di alcun’indicazione, mi sento tranquilla. So di essere in buone mani. La strada è in salita, è stretta e fatta di curve continue con la montagna da un lato e il precipizio dall’altro. Il paesaggio è stupendo, un insieme di colori che cambiano e si mescolano al blu del cielo  ma non riesco a guardare giù mentre saliamo sempre più in alto. Mi giro e vedo il resto della carovana avvolta nella nube di polvere che la nostra auto ha lasciato dietro di noi. Se avessimo scelto un tour in pullman dell’Oman, vedere tutto questo ci sarebbe stato impossibile.

IMG_7231Il caldo si sta facendo sempre più intenso, ma per fortuna abbiamo l’aria condizionata. I nostri quattro autisti indossano la dishdasha e kuma e guidano con le infradito. E come guidano! Alì (il mio) ogni tanto incrocia la gamba per mettersi comodo (ha il cambio automatico) e mentre guida ascolta la radio con la musica omanita e ogni tanto gira in mano sinistra un piccolo aggeggio. Si tratta di un contattore per le preghiere che pronuncia nei momenti di silenzio. Gli omaniti sono molto religiosi ma senza essere fanatici. La religione, che abbraccia il ramo ibadita dell’Islam, regola i valori e le norme della vita quotidiana e pregare cinque volte al giorno è considerato un momento di meditazione e di riflessione.

IMG_7248IMG_7237Dopo circa due ore in fuoristrada, giungiamo a Wakan situato a 2000 mt di altitudine. Il tempo è stupendo, i cromatismi dei colori sulle montagne lasciano senza fiato. Parcheggiate le jeep, una parte del gruppo decide di salire a piedi lungo un sentiero fatto di circa settecento gradini. Sul percorso passiamo attraverso il villaggio e incontriamo qualche abitante e alcuni bambini che giocano in strada. Le famiglie qui sono numerose con molti bambini e vivono serenamente senza preoccuparsi del domani. Le donne hanno il capo coperto ma senza restrizioni tipiche dei paesi musulmani. Lavorano, guidano le jeep, quelle beduine intervengono spesso nel salvataggio dei dispersi nel deserto.

IMG_7260IMG_7264Il panorama si fa sempre più suggestivo. Palme, fonti d’acqua, coltivazioni, alberi di frutta, in una natura incontaminata e accogliente. La fatica di salire gli scalini si fa sentire ma nessuno di noi desiste. Il paesaggio è’ troppo affascinante e merita davvero questo sforzo. Giunti in cima dopo una quarantina di minuti, incrociamo una capretta desiderosa di salutarci. Respiro a polmoni pieni l’aria pulita mentre siamo fermi qui per ammirare la spettacolare vista sulle catene montuose circostanti.

Il procedimento della deriva dei continenti ben noto agli scienziati, ha avuto in Oman un andamento contrario. Circa 90 milioni di anni fa, lo strato scuro della ofiolite (l’insieme delle rocce vulcaniche che costituisce il fondo degli oceani) invece di scivolare sotto in continente fu sospinto sopra un’altra placca tettonica. L’Oman è diventato così l’unico paese al mondo cui superficie è costituita dalla crosta oceanica, un museo geologico a cielo aperto. Le formazioni rocciose del monte Hajar, di forme e colori incredibili, custodiscono oggi i fossili marini a 2000 m di altitudine.

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Un abitante del villaggio con suo figlio

Torniamo a piedi lungo lo stesso sentiero per raggiungere il resto del gruppo per il pranzo pick-nic. La guida ci consegna le scatole di cartone con il cibo: un panino enorme, un tris di samosa (involtini triangolari ripieni di carne, verdura o formaggio), il muffin al cioccolato e una macedonia squisita. La frutta qui ha davvero un’altro sapore. E’ di una bontà incredibile. Ci sediamo per terra, all’ombra per consumare il cibo quasi in adorazione del paesaggio circostante.

Riprese le macchine, proseguiamo il nostro viaggio on the road fino a giungere a Rustaq per visitare il magnifico castello di Al-Hazm. L’arte castellaria in Oman ha avuto uno sviluppo notevole. Nel cortile che precede l’entrata del castello ci viene offerto il tradizionale qahwa con i datteri.  Il gusto è amaro e non buonissimo ma qui si usa così. L’interno della fortezza, recentemente restaurata, è molto suggestivo. Una bambina vestita in abito tradizionale, bellissima, ci guarda con i suoi occhioni scuri mentre le scattiamo le foto. E’ insieme ad un paio di uomini che ci accolgono all’entrata.

Lo splendido portone di ingresso in legno massiccio, tra i più belli dell’Oman, conserva tra l’altro, intagliato il nome del sultano Saif Bin II, il sovrano che lo fece costruire nel 1718 per esservi sepolto. Si racconta che, per farlo, egli svuotò le casse dello stato, creando un’opera tra le più moderne di quei tempi. Il recente restauro ha permesso di riproporre il castello di Al-Hazm al pubblico in versione multimediale, dove le luci e i suoni cercano di riprodurre come era la vita una volta tra queste mura. Per difendersi dagli aggressori gli abitanti del forte usavano l’olio dei datteri bollente e lo rovesciavano sui malintenzionati attraverso le apposite fessure create sia all’ingresso che in altri punti della fortezza. Un antico sistema di irrigazione, tuttora in funzione, è rimasto qui come lo era una volta.

I canali dell’Oman attraversano wadi e gole rocciose per chilometri e chilometri fino a raggiungere i centri abitati. Questi falaji (si chiamano così)  introdotti dai Persiani  nel 600 a. C. e tuttora perfettamente funzionanti, sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2006. Oggi in Oman l’approvigionamento idrico è garantito dagli impianti di desalinizzazione dell’acqua marina e dalle cisterne che vanno a riempire i serbatoi d’acqua situati sui tetti delle case. E si, le case qui sono di una bellezza incredibile. Nello stile arabesco ma una diversa dall’altra, per esprimere lo sfoggio della ricchezza e dell’inventiva dei suoi padroni. Ognuna di colore diverso, sono tutte cinte da un muro piuttosto alto, per difendere la privacy dei proprietari e proteggerli dalle tempeste di sabbia.

Il giorno seguente partiamo presto per visitare la Moschea di Sultano Qaboos di Sohar. Dopo quella di Muscat è sicuramente la più bella che esiste in Oman. L’architettura di questa moderna costruzione riflette lo stile uzbeko e quello iraniano, tanto è vero che mi fa venire in mente la piazza Registan di Samarcanda. Sohar è la città più grande della regione Batinah e vanta un passato leggendario. Stando alla leggenda, Sinbad il marinaio, fu proprio originario di qui.

thumb_IMG_7412_1024Proseguendo il nostro viaggio sulla strada interna per Ibri facciamo un paio di soste per vedere le tombe antiche risalenti al 3000 a. C. Il complesso funenario di Al Ayn è uno dei quattro siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Copia di IMG_7557La giornata è stupenda, il paesaggio varia e cambia colori di continuo. A metà giornata facciamo una sosta per un pranzo a sacco all’aperto. Dopo aver trovato il riparo sotto un grande albero, ci sediamo per terra il tempo necessario per consumare il nostro cibo. L’ultima volta che mangiai in quel modo era quando da bambina andavo in campeggio con i miei amici.

IMG_7633 Verso la fine della giornata giungiamo a Jabal Shams, la vetta più alta dell’Oman con  i suoi 3009 metri. Il tramonto con la vista al Gran Canyon è un qualcosa di spettacolare.

Copia di IMG_7592La natura qui in Oman emana una forza incredibile, selvaggia, incontaminata. Ti rapisce con i suoi silenzi, con i suoi colori ed i suoi profumi. In certi momenti ti sembra di aver riattivato tutti quei sensi che nel mormorio quotidiano delle nostre città avevi smarrito e cominci a sentire tutto quello che ti circonda come se il silenzio ti parlasse… l’Oman è così, una terra piena di fascino che bisogna scoprire lentamente, on the road….

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10 commenti Aggiungi il tuo

  1. Karen Saler ha detto:

    Brava…Ben fatto. The photos are amazing…as usual.

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    1. Mira Krizman ha detto:

      Thanks dear ❤

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  2. Foto spettacolari!!! Complimenti!

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    1. Mira Krizman ha detto:

      Grazie!!! 😀

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  3. Maurizio Valentini ha detto:

    Racconti bellissimi: brava!!!

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    1. Mira Krizman ha detto:

      Grazie Maurizio ! Spero di averti con noi nel prossimo futuro !

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      1. Maurizio Valentini ha detto:

        lo spero anch’io..proponi viaggi interessanti e viaggiare è la cosa che preferisco!

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  4. Giovanni Augello ha detto:

    Wow! Foto mozzafiato ed articolo estremamente interessante…
    Complimenti!!!

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    1. Mira Krizman ha detto:

      Grazie Giovanni !!!

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    2. Mira Krizman ha detto:

      Grazie Giovanni !!! Troppo gentile… si scrive per essere letti e se piace e’ sempre un piacere! Un abbraccio

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