La vita eterna della GRANDE SFINGE d’EGITTO

Il viaggio in Egitto è il viaggio nella storia antica dei faraoni ed Egitto è forse uno dei pochi luoghi ancora rimasti sulla terra dove il tempo sembra scorrere in due dimensioni: da un lato la civiltà moderna si è mossa in avanti, dall’altro invece ha saputo custodire i luoghi dell’antico splendore per 4500 anni mantenendo ancora percepibile il loro lo spirito originario.

“Ci fermiamo davanti alla Sfinge, ci guarda in modo terrificante.”

Gustave Flaubert, Viaggio in Egitto

“Sfinge – Fumiamo la pipa seduti nella sabbia, mentre la osserviamo. I suoi occhi sembrano ancora pieni di vita, il lato sinistro è bianco per gli escrementi degli uccelli (…), è esattamente rivolta verso il sorgere del sole, la testa è grigia, le orecchie molto grandi e distaccate (…), il collo è consumato e reso sottile; davanti al petto un grande buco nella sabbia la mette in risalto; la mancanza del naso rendendola camusa aumenta la somiglianza. Del resto era certamente etiope, le labbra sono spesse.”

Gustave Flaubert, Viaggio in Egitto, 1849-50.

Quando Flaubert la vide nel 1849, la Sfinge era ancora quasi completamente sommersa dalla sabbia. Erano tempi in cui l’esotismo culturale diffusosi in Francia all’inizio dell’Ottocento spinse gli uomini a intraprendere i lunghi viaggi in Oriente alla scoperta dell’esotico ed il tempo in cui l’interesse per la cultura e la storia egizia si diffuse e culminò con le grandi scoperte, da Jean-François Champollion (1790 – 1832) a Howard Carter (1874 – 1939). Anche il Napoleone (1769 -1821) si spinse in questa terra magnifica nel tentativo di conquistarla e vi rimase affascinato.

Bonaparte davanti alla Sfinge (olio su tela) dipinto da Jean-Léon Gérôme, 1868

Ma come si presenta la Sfinge oggi?

La sabbia del terreno di Giza mi sta imbiancando le scarpe mentre la guida accompagna il nostro gruppo verso la Sfinge. Ad un primo sguardo mi pare più piccola di quanto me la immaginavo ma in realtà esattamente uguale a come la avevo vista sulle fotografie dei libri di storia. Con la testa di un faraone ed il corpo di leone, sdraiata maestosamente, la Sfinge rivolge lo sguardo verso quello che una volta doveva essere il Tempio della Sfinge. Dietro le sue spalle completano la cartolina le tre Grandi Piramidi, delimitando quello che oggi gli archeologi chiamano la Necropoli di Giza. Situata alla periferia del Cairo, a circa 8 km dall’antica città di Giza sul Nilo, la Necropoli di Giza costituiva una delle necropoli di Menfi, l’antica capitale dell’Antico Regno. Le immagini tramandate dai libri di storia fanno immaginare le Piramidi situate in qualche regione desertica ma in realtà l’intero complesso oggi è circondato dalle palazzine della popolosa area urbana.

La Grande Sfinge di Giza

Con i suoi 73 metri di lunghezza, 20 metri di altezza e 6 metri di larghezza (di cui solo la testa misura 4 metri), la Grande Sfinge di Egitto rappresenta un monumento isolato. In Egitto esistono altre sfingi, più piccole ed in coppia, normalmente collocate all’ingresso degli edifici per proteggerli. Il leone, da sempre il simbolo del potere dei faraoni, quale dei numerosi re di Egitto rappresenta? Chi ha costruito la Sfinge e soprattutto come?

La crisi di identità della Sfinge

Gli studiosi concordano sul fatto che la Sfinge, che risale a circa 2500 anni a. C., deve essere stata costruita da uno dei faraoni che hanno realizzato le Grandi Piramidi. Per molto tempo si è creduto che essa rappresentasse proprio il padre della Piramide più grande delle tre, Cheope (- 2566 a. C.). Il Museo del Cairo custodisce la più antica (e la più piccola al mondo) statuetta di Cheope nella quale il faraone è rappresentato senza la barba, mentre tutti i faraoni abitualmente portavano la barba. L’egittologo Marc Lehner crede invece, che la Sfinge in realtà abbia avuto la barba, scomparsa in seguito ad alcuni tentativi di distruzione, e identifica nel suo volto, attraverso studi computerizzati, l’immagine del faraone Chefren (2605 – 2580), il figlio di Cheope, al quale è stata dedicata la seconda Piramide. Un frammento della barba attribuito alla Sfinge si trova al British Museum di Londra. Alcuni studiosi credono che la barba fu aggiunta in seguito, probabilmente da Tutmose IV nel Nuovo Regno, ma anche questa è solo un’ipotesi che si aggiunge a tante altre che riguardano la Sfinge.

La Sfinge ha subito danni nel corso dei millenni. Esposta continuamente al deterioramento naturale dovuto al vento, alla sabbia e al sale presente nel terreno, richiede frequenti interventi per essere salvaguardata. Secondo Zaki Hawass, uno dei più famosi esperti al mondo, sul monumento sono visibili le tre fasi di intervento in tre epoche storiche diverse. Il primo riguarda la sua costruzione nel 2500 a. C. Una stele di 15 tonnellate documenta il cospicuo restauro effettuato dal faraone Tutmose IV nel 1500 a. C. , che la liberò dalla sabbia, aggiunse i blocchi di pietra sulle zampe e fece decorare la sua superficie con i colori vivaci. Nel 30 a.C. i Romani ne aggiunsero altre riparazioni.

Oggi il volto è privo del naso. Non fu staccato dalle truppe napoleoniche, come largamente creduto, bensì già nel XIV secolo per opera di un mamelucco, che stando alle fonti, irritato per le offerte che i contadini offrivano alla Sfinge, tentò di distruggerla. Tuttavia la Sfinge pare infischiarsi del tempo e continua ad esercitare il suo fascino incredibile ancora oggi.

Come è stata costruita la Sfinge?

L’altopiano di Giza, che milioni di anni fa era il fondale del mare, oggi è composto da strati di calcare, duri e morbidi. Dallo studio approfondito del terreno circostante comparato con il materiale che costituisce la Sfinge, gli studiosi hanno dedotto che il maestoso monumento deve essere stato scavato nella roccia. Dalle analisi risulta infatti, che la Sfinge sia composta dai vari strati rocciosi, duri e più resistenti nella parte della testa. I blocchi di pietra “scartati” che la circondavano sono state spostati e riutilizzati per la costruzione del Tempio della Sfinge che sorgeva davanti. Gli scultori antichi poi hanno scolpito la Sfinge dalla roccia madre dell’altopiano di Giza. Ma come lo hanno fatto?

Marc Lehner e i suoi collaboratori hanno condotto uno studio per testare la efficacia e la tenuta di alcuni strumenti utilizzati 3500 anni fa dai costruttori che scolpivano la pietra. Ai quei tempi gli antichi egizi disponevano solo di utensili di rame (il ferro doveva essere ancora scoperto) e scolpire la pietra con uno scalpello di rame ed un martello di pietra era un lavoro lungo e difficile. Gli studiosi hanno preso un blocco di roccia calcarea e utilizzando utensili di rame alternati con il moderno tagliapietre (per accelerare) hanno realizzato il naso della Sfinge. Secondo i loro calcoli, almeno cento persone con cento scalpelli avrebbero dovuto lavorare un milione di ore a testa per scolpire la Sfinge. A questo calcolo poi si dovrebbero aggiungere i milioni di ore lavorate di coloro che alimentavano il fuoco e fabbricavano gli utensili di rame che si deterioravano molto rapidamente.

Durante i lavori di restauro

Negli ultimi anni la Sfinge è stata sottoposta ad un lungo restauro per correre ai ripari in seguito ai danni provocati dall’erosione. Ma i suoi segreti non finiscono qui. Secondo alcune ipotesi, al suo interno esisterebbero dei cunicoli, cosa non confermata ufficialmente. Studiando la sua connotazione astrologica, un gruppo di studiosi ha individuato la correlazione tra la Sfinge, le Piramidi e la costellazione di Orione, associate dagli antichi Egizi ad Osiride, dea della rinascita e dell’oltretomba. Altri invece credono che la forma di leone della Sfinge farebbe il riferimento alla costellazione del Leone e spostano la datazione a 10 500 anni fa. Secondo gli studi recenti, invece, confermati dal Ministero delle Antichità egizie, la Sfinge possiede davvero un “distintivo astronomico”. E’ stato osservato, infatti, che il Sole tramonta sulla sua spalla destra due volte all’anno, in occasione dell’equinozio di primavera e dell’autunno. Questa e tante altre domande avvolgono la Sfinge che ancora oggi rimane uno dei più affascinanti misteri dell’antico Egitto.

Animale. Uomo. Dio. Vederla da vicino è uno spettacolo indescrivibile. Nonostante il peso dei secoli, visibile sopratutto sulle parti del corpo che gli archeologi stanno cercando di salvaguardare quotidianamente, la Sfinge riesce ad emozionarti regalandoti quella sensazione dell’immortalità che trascende ogni tempo, ogni luogo e ogni ragionamento comprensibile alla mente umana. Ma d’altronde è stata scolpita proprio per questo. Per connettere l’umano con il divino, il mortale con l’immortale e garantire la vita eterna.

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. fravikings ha detto:

    Mi chiedo come sia possibile che molti secoli fa, con 0 tecnologia si sia potuta costruire una cosa del genere che, tutt’oggi, resta fra i più bei monumenti al mondo 🙂

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    1. Mira Krizman ha detto:

      Se lo chiedono anche gli studiosi. 😄

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      1. fravikings ha detto:

        Esattamente ahah

        Piace a 1 persona

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