Musical Temptations: UNA SERA ALLA SCALA CON PLACIDO DOMINGO

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Milano è la musica, Milano è l’opera, Milano è il Teatro alla Scala. Andare alla Scala non è sempre facile. Dipende dal cast e dalla tipologia dello spettacolo che si vuole andare a vedere. Si sa che certi nomi fanno il sold-out in un batter d’occhio e che tra i biglietti che vengono venduti on-line in primis si esauriscono quelli meno cari. I loggionisti poi hanno la prelazione e per assicurarsi un posto in galleria occorre fare la fila che in alcuni casi inizia nella notte prima dello spettacolo. Per un’operinomane come me andare alla Scala è come andare allo stadio per un tifoso di calcio. Se poi il protagonista è il tuo artista preferito, la serata diventa davvero speciale.

Plàcido Domingo è il mio mito da quando da ragazzina vidi in televisione un suo concerto, e promisi a me stessa che, una volta diventata grande, lo avrei incontrato dal vivo. Detto e fatto, perché da allora sono passati circa trent’anni e ho visto Domingo cantare nei più famosi teatri del mondo, da Vienna e New York. Ma il tempo passa e avere ancora la fortuna di averlo tra noi mi impone la volontà di recarmi con gratitudine, stavolta alla Scala, per vederlo nella nuova produzione dei Due Foscari di Giuseppe Verdi.

Arrivo a Milano in treno, poco prima dello spettacolo, giusto il tempo per passare dall’albergo e recarmi in biglietteria per ritirare il mio biglietto. Stavolta mi va di lusso direi, perché ho comprato il biglietto direttamente on-line. Mentre vado in teatro, vengo presa d’assalto dai bagarini. Per chi non lo sa, il bagarinaggio è un fenomeno alquanto diffuso qui. Loro comprano i biglietti al prezzo normale e poi li rivendono con maggiorazione. Per un posto in platea che costa 250 euro, oggi mi chiedono 350! Sono pazzi? No, perché sanno che il giapponese, lo svizzero o un qualsiasi fan di Domingo che arriva qui all’ultimo momento lo comprerà di sicuro. (Lo feci anche io, anni fa, per un Otello con Domingo, e non vi dico quanto avevo speso… !). Mentre attendo di entrare, incontro gli amici “dominghiani”: G. che viene dall’Austria, D. appena arrivato dalla Romania, N. e E. di Basilea, E. di Brescia, V. di Como, K. da Sudafrica, C. dagli Stati Uniti…e potrei andare avanti all’infinito. E’ un pubblico internazionale di gente che conosco da un pezzo e incontro da anni in tutte le parti del mondo durante le mie globetrotting adventures. I miei amici “Basilea” (li chiamo così da sempre) ci sono ovunque, e dico ovunque, presenti a tutte le recite del Maestro. Se lui canta le sei recite, loro sono presenti a tutte. E se domani Maestro va a Madrid, state certi che loro andranno anche a Madrid. Probabilmente lo farei anche io se avessi un sacco di soldi e non dovessi lavorare…

Il mio posto nel palco, condiviso con altre quattro persone, è strettissimo e non ho una bella vista sul palcoscenico. Mi verrà il torcicollo e dovrò stare in piedi per buona parte dell’opera. Ma non me ne importa perché basta esserci. Nel passato ho dormito le notti intere davanti ai teatri in giro per il mondo per poter avere un biglietto e ne era sempre valsa la pena. Ho letto le buone critiche su questa produzione e so che sarà così anche stasera. Domingo è un tenore ma negli ultimi anni interpreta i ruoli da baritono. Scelta questa non condivisa e criticata da alcuni ma noi che lo amiamo sappiamo che ci metterà lo stesso impegno e la stessa passione di sempre. E non ce ne importa se a volte sbaglierà il testo, o magari prenderà male una nota. Perché Domingo è una leggenda e noi siamo i suoi fan.

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Stare seduti alla Scala è come tornare indietro nel tempo. Immaginate quando la gente ricca nei palchi mangiava, amoreggiava e rideva mentre la plebe, allora in platea, stava attenta a seguire l’opera. Il tutto ancora oggi sembra surreale. Vedi spuntare le teste dai palchetti disposti in forma semicircolare sui quattro ordini e poi in alto scorgi i loggionisti appoggiati sulla balaustra l’uno accanto l’altra. Mentre le luci si spengono, un applauso accompagna l’ingresso del direttore d’orchestra. La musica comincia e si alza lo sipario. Domingo è la. Canta e si muove sul palcoscenico come se di anni ne avesse trenta. E’ dentro nel ruolo, recita, si piega, ride e piange. Lo guardi e ti chiedi come fa e ti dimentichi di essere in bel mezzo di una finzione. Perché lui è così: riesce a farti coinvolgere, commuovere e farti dimenticare del resto del mondo. E sarà generoso così anche dopo, quando si fermerà dopo lo spettacolo, tutto il tempo necessario per firmare gli autografi. Uno per uno, a ciascuno di noi.

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Avrò giusto il tempo per dirgli due parole: Maestro, grazie di esistere!

Placido Domingo FOREVER!

photo © mirakriz

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. Karen Saler ha detto:

    Che bello. Mi dispiace che non sono andata con te.
    Anche se il posto tuo non e stata favolosa le photos sono belle! Brava ! E Grazie !

    >

    Piace a 2 people

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