Siria – il ricordo di un luogo che rischia di scomparire

Sono passati alcuni anni da quando visitai Siria con un piccolo gruppo di viaggiatori. Sulle orme di San Paolo (era il titolo del tour) per ricordare le origini cristiane e richiamare il legame con l’apostolo, convertito sulla via di Damasco. Attraversammo Siria dal nord al sud, partendo dal San Simeone fino a Damasco. Ricordo ancora l’infinito deserto ed il suo silenzio, il tramonto lungo il cardo massimo di Apamea e Palmira che ci accolse di notte.

Visitammo Aleppo, la città chiusa dalle mura dove soggiornò il mitico Thomas Edward Lawrence alias Lawrence di Arabia tra 1909 e 1914. La maestosa cittadella  sembrava come se proteggesse dall’alto la vita del popolo che si snoda lungo i 12 km dei souk nei viccoli della città vecchia.

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La desertica Rasafa (Sergiopoli) mi lasciò a bocca aperta. Questa “città morta” presenta un insieme di edifici cristiani che risalgono all’epoca romano-bizantina. Diventata famosa per san Sergio, un ufficiale romano che subì martirio sotto Diocleziano nel 305  (da qui il nome Sergiopoli), fu meta di pelegrinaggi, santuario delle tribù beduine e centro di evangelizazione di tutta la zona, fino alla sua decadenza e abbandono in seguito alla invasione persiana del 616 e alla caduta della dinastia Ommaiade (750).

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Apamea – Questa antica città nell’epoca ellenistica contava 120.000 abitanti. Fondata da Seleuco I nel 286 a. C., divenne una brillante metropoli. Annessa all’impero romano da Pompeo (64 a.C) conobbe un lungo periodo di prosperità sono gli Antonini (II sec. d. C). Nel periodo bizantino fu sede episcopale, occupata dai Persiani, ripresa dai Bizantini e rilevata dagli Arabi nel 636. La conquistò crociato Tancredi nel 1106, fu ripresa dagli Arabi nel 1149 e distrutta dal terremoto nel 1157. Vi soggiornarono personaggi illustri come Cleopatra, Settimio Severo e Caracalla. Ci accolse con i suoi maestosi resti: il cardo-maximus lungo circa 2 km tagliato dal decumanus, tracce visibili di una chiesa nel quartiere cristiano dove si venerava la Santa Croce.

DSCN4242Quello che mi rimase più nel cuore è Palmira – luogo simbolo di Siria oggi.

La città “femmina” cui destino è legato a una donna – Zenobia, la regina araba che nell’anno 270 cercò di opporsi na Roma con le armi, lanciando i propri eserciti fino al Nilo e all’Asia Minore. Nel 273 la regina fu imprigionata e la città rasa al suolo, per rinascere poco dopo come la fenice, più bella di prima, adorna di templi, di colonnati, di statue, di teatri.

La si raggiunge dalla strada solca di deserto, di notte, mentre l’arco di trionfo illuminato ti accoglie con un’aria che ha qualcosa di sinistro e di maestoso insieme… the day after la ritrovi annimata piena di gente, di pastori, di beduini a cavallo, di gruppi di ragazze coperte dal velo.. e mentre cammini ti sembra di stare in un luogo infinito…

In Siria ora non si può più andare. Tutte le sue meraviglie… il tempio di Baal, le terme, l’anfiteatro, le tombe a “torre” e tetrapillon…  domani ci saranno ancora ?

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. erikatedeschi ha detto:

    Che viaggio incredibile nutrimento di anima e corpo, ritorno alle origini e alla scoperta di antiche culture. Dovremmo amarli quei luoghi e batterci per la loro integrita’. Mi piacciono molto gli accenni storici e religiosi che fai per ogni citta’ le rendono ancora piu’ pregne d importanza

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    1. mirakriz ha detto:

      Sono solo accenni perchè si potrebbero scrivere pagine intere. Grazie, Erika!

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      1. camillagrossipr ha detto:

        E’ bellissimo vedere come l’architettura si fonda perfettamente con l’ambiente naturale. Sembrano creati per stare insieme.

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